TiSA, il nuovo AMI?

Alla fine degli anni ’90, vi fu l’AMI, l’accordo multilaterale sugli investimenti. Negoziato in segreto da parte di 29 paesi, fu poi abbandonato quando il fatto venne a conoscenza delle popolazioni. Infatti, come aveva affermato allora Suzan George, “l’AMI è come Dracula: muore quando viene esposto in pieno giorno”. Succederà la stessa cosa per TISA?

Conosciuto sotto l’acronimo inglese TiSA, l’accordo sul commercio dei servizi è attualmente negoziato in segreto da parte di 27 Stati, fra i quali la Svizzera, nel quadro dell’Organizzazione mondale del commercio (OMC).

Il negoziato ha avuto inizio nel 2012 quando, come scrive il governo canadese, “certi membri dell’OMC, condividendo un interesse marcato nei confronti dei servizi, hanno dato inizio a discussioni su nuovi approcci che mirano a far progredire la liberalizzazione del commercio dei servizi”.

Diffida dei tuoi amici, soprattutto di quelli buoni

Ben 27 paesi, autoproclamatosi VBA “veri buoni amici” (dei servizi) fra i quali troviamo gli Stati Uniti, la Svizzera, l’Australia, il Canada, l’Unione europea si sono chinati su un accordo che non sarebbe, sempre secondo il governo canadese, “un semplice accordo tra Stati contraenti, ma una parte integrante del sistema OMC”.

Attualmente, l’apertura dei servizi alla concorrenza, dunque al mercato, è regolata dall’accordo sul commercio dei servizi (AGCS) adottato, a margine alla fondazione dell’OMC, nel 1994. Esso prevede che certi servizi come l’educazione, la salute e la copertura sociale di base non debbano sottostare alle regole della liberalizzazione che si applicano, per esempio, al traffico marittimo o aereo.

Ma, secondo i membri del VBA, “bisogna promuovere la libertà di scambio dei servizi”, vale a dire aprirle al mercato.

Così, come denuncia l’Internazionale dei servizi pubblici, che ha rivelato l’esistenza di queste negoziati, sarebbero le regole di apertura al mercato che il nuovo accordo modificherebbe.

Così facendo si propone una nuova norma. Mentre che, secondo l’AGCS, erano esclusi dalla liberalizzazione i “servizi forniti nell’esercizio dell’autorità governativa”,  ora TiSA vorrebbe essere un accordo che “non esclude di principio nessun settore dei servizi”. Con questo scopo, viene stabilito che possono essere aperti alla concorrenza i servizi dove sono già presenti, al margine del settore pubblico, “delle prestazioni gratuite e dei servizi privati”.

Ciò significa semplicemente che anche il settore della salute, come quello dell’educazione sfuggirebbero alle eccezioni attualmente assicurate dall’AGCS nella misura in cui, in un settore come nell’altro, esistono già prestazioni gratuite e delle strutture come le scuole e le cliniche private.

Cambiare le regole del gioco

In questo modo, gli Stati sarebbero tenuti ad osservare una “neutralità concorrenziale”, ossia i poteri pubblici, i governi, non potrebbero in alcun caso privilegiare i servizi pubblici. Ciò imporrebbe, per esempio, un finanziamento delle scuole e cliniche private allo stesso livello del settore pubblico.

La stessa sorte subirebbero i movimenti migratori dei lavoratori, che i VEBA chiamano “i movimenti temporanei delle persone naturali”, attualmente definiti dall’Organizzazione internazionale del lavoro (OIT) e che verrebbero assegnati all’OMC.

Si tratta di una vera man bassa sui servizi pubblici e dunque sui bisogni della popolazione. TiSA è negoziata in tutta discrezione, all’oscuro dello sguardo dei Parlamenti e, per forza di cose, delle popolazioni. La senatrice democratica statunitense Elisabeth Warre denuncia tutto ciò come tentativo “di effettuare discretamente, per l’intermediario degli accordi commerciali, ciò che non può avvenire pubblicamente, sotto gli occhi  e la conoscenza di tutti” (bloomenberg news, 23.05.2013)

E’ per questo che le autorità, compresi i governi, devono essere interpellati pubblicamente sulla loro implicazione in questa battaglia contro il bene comune. Attraverso, per esempio, la mobilitazione durante la riunione al vertice dell’OMC, previsto a Bali, dal 3 al 6 dicembre prossimi.

Sarà questa l’occasione di vedere sindacati e movimenti davanti alla sede dell’OMC di Ginevra, all’inizio di dicembre affinché, come per l’AMI, anche TiSA si spenga alla luce del sole?

Mentre si aspetta, occorre esigere da parte del Consiglio federale, e in particolare da parte dei due ministri PLR responsabili dei dossiers, Burkhalter et Schneider-Amman, il ritiro da parte della Svizzera da questo gruppo così impropriamente chiamato “veri buoni amici”.

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